martedì, ottobre 27, 2009

Marrazzo e il grottesco medioevo italiano

Dopo le dimissioni dall’incarico e il ricovero al Policlinico Gemelli, Marrazzo aveva deciso, con il sostegno della famiglia, di trascorrere qualche tempo all'Abbazia a Montecassino, nel frusinate, a sud di Roma, per meditare e ritrovare se stesso. Il medico del Gemelli gli aveva infatti prescritto un periodo di riposo assoluto “per permettergli di recuperare un po' di serenità e di equilibrio” [...].
Marrazzo stava già viaggiando in autostrada, a bordo dell’auto blu diretta al monastero quando, forse per depistare i media che lo seguono senza sosta da giorni, ha fatto sapere di averci ripensato. A quel punto, temendo un assalto dei cronisti, ha fatto cambiare rotta al suo autista, alla volta di una destinazione ancora sconosciuta.

Andava, se tanto mi da tanto, allo stadio (leggendo questo articolo viene quasi da ridere), andava in casini privati, andava dove voleva... e continua ad andare dove vuole: oggi va in convento, anzi, verso luoghi sconosciuti. L'unica cosa che, nel comportamento di Marrazzo (figlio di un grande giornalista, Giò Marrazzo... per fortuna che non ha modo di vedere questo scempio), trovo eticamente scorretta è l'uso che fa dell'auto e dell'autista della Regione (non ho nulla da eccepire sulle sue frequentazioni sessuali e - col senno di poi - comprendo benissimo il suo avere ceduto all'estorsione). Il massacro moralistico dei media e di questo Paese cattoconformista distrugge l'immagine di un uomo la cui unica colpa sembra essere l'utilizzo improprio dell'auto blu, mentre ai reali delinquenti, quattro carabinieri, viene concessa estrema riservatezza e non viene puntato addosso alcun riflettore (si tratterà forse dei magnifici 4 o dei 4 moschettieri).