Il copiare come negazione della creatività.
Intervista al celebre fotografo Oliviero Toscani."Io penso che l’open source sia il sistema migliore per precipitare nella barbarie". Questo è quanto ha dichiarato, in un'intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Giorgio Faletti, testimonial per la Presidenza del Consiglio dei Ministri con uno spot contro la pirateria multimediale. La dichiarazione di Faletti ha suscitato qualche risentimento nel mondo open...
Faletti ha detto questo, invece, Andy Warhol diceva: "Copyright, eccetera, eccetera, eccetera". E chi è più creativo?
Lo spot di Faletti induce le persone a pensare che il semplice fatto di fotocopiare un libro o di masterizzare un cd significa commettere un crimine?
Dal punto di vista della comunicazione, quello spot è un flop: non sposta molto l'opinione pubblica.
Dunque possiamo stare tranquilli.
Sì, ma bisogna tenere conto di una cosa: il fatto di essere copiato rompe un po' le scatole all'artista. Ne parlavo con Peter Gabriel: "Sono d'accordo sul fatto di permettere agli altri di copiarmi - mi diceva - il problema è che non ti copiano gli artisti, ma quelli che non hanno creatività". A me va bene che anche i non creativi mi copino, ma che le mie mele le mangino come mele; copino pure, ma per continuare il discorso dell'artista. Faccio un esempio: ho fatto una mostra sulla legge bavaglio che a Cuba fa mettere in prigione i dissidenti (a Cuba c'è repressione: tutti quelli che non sono d'accordo col regime vengono messi in galera): quando mi arrivano richieste dalla Florida, dagli anticastristi, di fare quella mostra, gli dico di no. Chiunque può fare quella mostra, però se viene strumentalizzata da una destra non mi va bene. La famosa fotografia, fatta ad Hanoi, di quello che spara al vietcong, è stata utilizzata dalla sinistra ed è stata utilizzata dalla destra. L'arte, alla fine, è un'espressione socio-politica, e non mi va bene che questo aspetto venga alterato.
Secondo Lei il full-copyright impedisce di essere strumentalizzati?
E' impossibile controllare. Io penso che bisogna avere fiducia e poi, tuttalpiù, dire di no dopo. Penso che l'esigenza di chi copia debba essere eticamente corretta. La mia opera è lì per essere guardata e anche per essere presa, ma per essere utilizzata all'interno della mia etica. Altrimenti viene cancellato il significato del mio lavoro. A me capita spesso di fare utilizzare le mie opere agli altri, ma chiedo sempre: "Fatemi vedere come le utilizzate". Chiunque voglia allestire la mia mostra di Cuba nelle mie intenzioni politiche, può allestirla: utilizzi le mie foto, le mie idee, utilizzi tutto. Non mi va bene che, invece, la mia mostra venga utilizzata da chi io sto combattendo: non è politicamente corretto. Mi ha dato fastidio vedere i giovani di Forza Italia con la maglietta di Che Guevara: io conoscevo Korda, il fotografo che ha scattato quella fotografia, e Korda si sarebbe arrabbiato. L'intento politico, l'intento etico non devono essere alterati.
Secondo me, dovrebbe essere garantito il diritto di accesso ad ogni immagine (la fotografia della mia casa scattata dagli aeroplani militari dovrei poterla avere senza pagare, ai servizi di informazione della RAI dovrei poter accedere gratuitamente...); ma la manipolazione delle immagini deve essere chiesta e discussa.
Lawrence Lessig, invece, parla di produzione collettiva della cultura...
Ma com'è possibile creare opere collettive?
Si va a mortificare la creatività?
E' logico. Il problema è il copiare come negazione della creatività. Marcel Duchamp prese la gioconda...
E le fece i baffi!
E le fece i baffi e le scrisse sotto "Elle a chaud au cule". Ma di Marcel Duchamp ce ne sono pochi: purtroppo chi copia non è un grande creativo.
Fortunatamente la flessibilità delle licenze open content va incontro alle esigenze più diverse: ad esempio, tra le licenze Creative Commons ve ne sono di non derivative, di non commerciali... C'è poi il diritto morale all'integrità dell'opera, che protegge l'onore e la reputazione dell'autore. Dunque esiste in tutto e per tutto un'alternativa al full-copyright diversa dalla pirateria.
Va bene. Bisogna cercare di portare avanti questo discorso perché la comunicazione è la questione del futuro e, alla fine, è una questione di qualità e di intelligenza.
