[Lista] Licenze etiche: --> Free's Not Freedom <-- La libertà non è il volo di un moscone.
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Lun 1 Ago 2005 19:52:20 CEST
Faccio riferimento a questo messaggio di Grossi:
http://scarichiamoli.org/pipermail/lista/2005-July/000035.html
Grossi scrive:
[..]
Ciò non significa che una licenza etica non libera e non open content non
sia una licenza meritevole di essere adottata: ad esempio, favorire gli
abitanti dei paesi in via di sviluppo (vedi "Developing Nations 2.0") non è
meno etico del negare la "proprietarizzazione" di una filastrocca
rilasciandola con una licenza open content persistente.
[..]
Danilo Moi risponde:
Come esempio avrei puntato su qualcos'altro.
:-)
La cc "developing nations", per come vedo io le cose (e probabilmente non
sono il solo) **non è una licenza**
http://www.attivista.com/2005/luglio/stallman_creative_commons.html
[..]
Che dire poi di licenze (se così si possono chiamare) come la Developing
Nations?
(Stallman ha polemizzato vistosamente proprio su questa "licenza" Creative
Commons)
Sorvolando sulla constatazione banale che nei paesi in via di sviluppo
internet non esiste o quasi...che dire però di clausole del genere?
[..] This License does not authorize making the Work, any Derivative Works
or any Collective Works publicly available on the Internet unless reasonable
measures are undertaken to verify that the recipient is located in a
Developing Nation, such as by requiring recipients to provide name and
postal mailing address, or by limiting the distribution of the Work to
Internet IP addresses within a Developing Nation. [..]
Tutto questo non mi fa certo venire in mente la "libera diffusione della
conoscenza", mi fa invece facilmente immaginare un poliziotto che controlla
se effettivamente sono state prese le "opportune misure".
Non solo.
********Come si può definire "licenza" qualcosa che invece di "cedere"
determinati diritti introduce un nuovo divieto?
Non è una licenza perchè appunto non "licenzia qualcosa" ma *vieta*
qualcos'altro.******
[..]
Grossi scrive:
[...]
Davanti alle licenze etiche non libere, queste sono delle ricorrenti
considerazioni dei softwareliberisti:
1)"Come si fa a stabilire cos'è bene e cos'è male?";
2)"I principi etici sono soggetti a mutamenti spazio-temporali, non vale la
pena di porli al centro di una licenza".
3) "Una licenza libera non pone le restrizioni che pone una licenza etica e
ciò, anche da un punto di vista etico, è sempre meglio".
[...]
Danilo Moi risponde:
Io penso che ragionare in base a "bene e male" possa essere il principio di
un caos colossale.
(anzi: storicamente il "caos" deriva proprio da questo)
*****Fondare le leggi (e quindi le licenze) sulla categoria bene-male è
"primitivo".*****
L'arbitrio nasce infatti da questo.
Qualcuno afferma che qualcosa è bene e qualcos'altro non lo è...e ci si
scanna.
(per dirla banale e spicciola)
Il fatto che dei principi morali siano "largamente condivisi" non risolve il
problema.
L'approccio è metodologicamente errato.
(ho fatto osservazioni simili proprio a una delle versioni delle "4 libertà
del software libero")
http://www.attivista.com/2004/ottobre/liberta_software_dubbio.html
Nota:
Sgrossare le leggi (e le licenze) da giudizi di valore arbitari non
significamente ovviamente *giustificare* i criminali o i crimini.
Le licenze, come le leggi, devono essere *neutre*.
Affinchè lo possano essere non devono
1) essere scritte da strutture che "neutre" non sono.
2) essere gestite da strutture che "neutre" non sono.
(l'unico modo per uscire da questo circolo vizioso **è quindi cambiare* chi
scrive le leggi)
Una legge è "etica" se rispecchia le reali modalità di relazione e scambio
di una comunità e dei suoi individui.
***Ma chi sono i reali "giudici" che dovrebbero stabilire se tale
descrizione è appropriata o meno se non gli stessi individui??**
L'unico modo per scrivere "leggi etiche" è fare in modo che le comunità (e
quindi i singoli individui) possano controllare direttamente i processi
legislativi.
Il problema "bene-male" non dovrebbe avere nessuna valenza in una legge
poichè il problema "bene-male" è sempre un problema soggettivo. (e quindi
non generalizzabile e "canonizzabile" in legge)
Ciò che ha rilevanza nella legge è la catagoria **lecito-illecito**.
Gli unici depostari del "lecito" sono gli individui nel loro relazionarsi
con altri individui.
***Il lecito è il loro stesso relazionarsi.**
Ergo: le licenze "etiche" (in questo caso) sono quelle licenze che
**semplicemente descrivono reali modalità di relazione e scambio.**
****Le licenze etiche, per come vedo io il problema, sono quindi quelle
licenze che permettono agli autori di licenziare le proprie opere secondo le
loro specifiche e particolari esigenze.***
Per dirla con un ossimoro: le "licenze etiche" sono proprio le licenze "non
etiche" :-)
Letture correlate:
Equalism dissertazione su una nuova etica: Aspetti speculativi generali (by
Danilo Moi)
http://www.attivista.com/equalism/etica.html
Un saluto
Danilo Moi
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